Come un clown di Simona Giordano

Come un clown è la narrazione di una parte di vita, caratterizzata dalla malattia (l’anoressia) dell’autrice. Amori, amicizia, famiglia, progetti vengono narrati attraverso le ricette e i sapori che l’hanno accompagnata nella sua lotta contro il disturbo alimentare. Il cibo con i suoi infinti sapori, come infinite sono le sfaccettature della vita, da nemico giurato diventa una medicina, parte della cura.

Sarà il primo rapporto intimo, non voluto, vissuto come un abuso, l’evento che altererà il senso di stabilità personale e farà emergere il malessere fino ad allora sopito. Ne risulterà una frattura identitaria che caratterizzerà il successivo evolversi dell’esistenza della protagonista.

Un testo particolarmente interessante perché mette in risalto i modi di emozionarsi, di essere e alcune tematiche peculiari dell’anoressia.

Come un clown e le tematiche peculiari dell’anoressia

Il perfezionismo

“durante tutti questi anni mi sono detta che la ricerca della perfezione è quanto di più stupido e dannoso possa esistere, una lotta contro i mulini a vento.”

La forza di volontà

 “ho una volontà ferma, ferrea, a tal punto che a volte credo sia l’unico supporto al quale affido la mia vita.”

L’insicurezza e il controllo

 “e c’è una sensazione che non mi abbandona mai, quella dell’insicurezza… da qui è partita la mia necessità di creare un “mondo alternativo”, basato sul controllo. Un controllo fittizio, basato sulla ricerca di quei “confini” attraverso i rituali, il cibo, la durezza e la linearità delle ossa.

“certo, il cammino che sto percorrendo è estremamente difficile, è come una sfida con sé stessi fra la voglia di guarire, di essere presenti nel mondo, e il disperato bisogno di non perdere il controllo, di non lasciarsi andare, il terrore di andare incontro a qualcosa di non gestibile. È la lotta più difficile, quella fra l’estrema razionalità e l’emotività pura.”

Il giudizio

“è il sapore del giudizio degli altri, il sapore amaro del loro sguardo addosso (in riferimento al sapore del cioccolato fondente).”

Il rapporto con il mondo

“Si fa di tutto pur di non abbandonarle (le abitudini anoressiche) ed entrare nel mondo, pur di continuare ad attraversarlo senza esserne toccati, a scivolarvi dentro come ombre silenziose e invisibili…”

Il rapporto con gli altri che crea un senso di confusione e invasività nell’eccessiva vicinanza e il vuoto nella distanza

“Oggi so che ti ho amato profondamente. Che sei stato e sarai il più grande amore della mia vita che io, cieca, non ho voluto vedere. Perché sapevo che con te il mio maledetto rifugio non sarebbe più stato al sicuro.”

Ma che è anche ciò che permette di riconoscersi e mantenere la propria stabilità personale

“Mi sono come scollata da me stessa, dalla me a cui ero stata a lungo abituata e mi sono detta che se quest’uomo, quest’uomo adulto, maturo, mi vede così, mi vede “diavola”, probabilmente ha saputo vedere una parte di me che forse neanche io conoscevo.”

Simona-Giordano-come-un-clown

Come un clown: la cura è fuori di noi

Il malessere di Simona emerge in seguito ad un evento esistenziale che la destabilizza mettendo a nudo una sua fragilità. Spesso ci sentiamo dire che il problema della nostra sofferenza siamo noi, è dentro di noi, e che è lavorando su noi stessi che possiamo risolvere le nostre difficoltà. In questo testo l’autrice però ci offre un altro punto di vista, ossia, che la cura sia fuori di noi, nel mondo:

“Ho sentito spesso dire che questa fragilità è la “fame d’amore”, inespressa. Giusto ho sbagliato che sia, quello che ho imparato sulla mia pelle è che la vita cura la vita stessa.”

 

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