Il concetto di responsabilità

In psicologia e in psicoterapia ci sono temi che vengono trattati solo marginalmente perché non hanno una rilevanza clinica, ciononostante hanno un importante impatto sull’esistenza delle persone: uno di questi riguarda il concetto di responsabilità.

In un’ottica esistenziale e di salute mentale, tale termine implica:

  1. la condizione di libertà rispetto alla possibilità di scegliere quale comportamento avere in una determinata situazione (condotta razionale);
  2. la costanza e congruenza di tale comportamento nel tempo (impegno morale), ad esempio rispetto a una promessa fatta;
  3. l’autorialità dell’esperienza e delle sue conseguenze.

Essere consapevoli della propria responsabilità

In questi termini, risulta subito evidente come tali implicazioni possano avere importanti risvolti per la situazione esistenziale delle persone e per la riuscita di una terapia. Infatti, secondo Yalom (2019), essere consapevoli della responsabilità significa essere consapevoli del creare il proprio sé, il proprio destino, le proprie situazioni difficili nella vita, i propri sentimenti e, se dovesse essere il caso, la propria sofferenza. In altre parole, siamo noi i fautori, i costruttori di noi stessi, del nostro mondo, del nostro benessere e malessere, tutto questo, la nostra esistenza è responsabilità nostra.

Cosa succede se non mi assumo tale responsabilità?

Spesso accade che le persone, anche inconsapevolmente, non riescano o non siano in grado di assumersi una siffatta responsabilità. Esistono quattro modalità di evitamento dell’assunzione di responsabilità (Yalom, 2019): la compulsione, il dislocamento della responsabilità su di un’altra persona, la negazione della responsabilità e l’evitare un comportamento autonomo.

La compulsione

Nel primo caso, la compulsione, l’individuo sperimenta un mondo in assenza di libertà e di scelta, come se fosse governato da una forza esterna che controlla il suo comportamento.

Il dislocamento

Nel dislocamento della responsabilità, condizione molto diffusa in terapia, la persona scarica il peso della responsabilità sull’Altro (ad es. il terapeuta). Questa è la classica situazione in cui colpevolizziamo gli altri dei nostri sentimenti, fallimenti, ecc.

La negazione

La negazione della responsabilità può assumere due forme, quello della vittima innocente, in cui il soggetto, attraverso una più o meno sofisticata manipolazione, crea le condizioni che gli permettono di recitare il ruolo della vittima o del “finto tonto” addossando così la colpa di ciò che gli succede agli altri, e quella della perdita, temporanea e deliberata, del controllo di sé e delle proprie azioni che permette di evitare l’assunzione della propria responsabilità e anche di ricevere un sostegno emotivo e/o affettivo (ad es. all’interno di una relazione intima).

L’evitamento

L’evitamento di un comportamento autonomo riguarda quelle situazioni in cui sappiamo cosa potremmo fare per stare meglio ma non agiamo in tal senso e aspettiamo che siano gli altri a rivolger-si verso di noi per aiutarci e tirarci fuori da una situazione di difficoltà: questa è la classica condizione in cui si possono sperimentare sentimenti di isolamento e dipendenza. Quest’ultima modalità, nella sua forma patologica, è tipica di chi ha una personalità dipendente.

Secondo Sartre, la nostra vita è costituita dalle scelte che facciamo, ma scegliere ci pone di fronte all’assunzione di responsabilità e al fondamento del nostro essere, ossia al fatto che si è soli nell’attuarle. Tale confronto può allora portare ad evitare la responsabilità (fondamentale nel processo di cambiamento) smorzando il proprio desiderare o sentire, abdicando la scelta, o delegandola ad altri (individui, istituzioni, eventi esterni, ecc.) (Yalom, 2019).

 

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