Inferno terrestre La consapevolezza che mi ha dato il mio disturbo alimentare

di Esraa Abdel H. F.

“La malattia è la battaglia, ma forse la vera e propria guerra è la guarigione… e io non mi sento pronta a scendere in campo, ho paura.

Perché la mia mente è metà mia e metà dell’anoressia e

si sa “la mente, mente, la verità è dentro i nostri corpi” e

il mio corpo…

Urla pietà.

Quella che l’autrice ci racconta è la testimonianza di un’esistenza, la sua, accompagnata dall’Anoressia. La sua sofferenza inizia molto presto, infatti, Esraa si ammala già all’età di 9 anni. Seppur molto giovane, attualmente ha solamente 21 anni, ha già vissuto metà della sua vita in trincea in una battaglia che non l’ha ancora vista vincitrice.

Il libro è suddiviso in tre parti che ripercorrono l’infanzia, la pubertà e l’attuale fase della vita dell’autrice che lei definisce “La mia rinascita mentale” che si sviluppano attorno alle vicissitudini relazionali (familiari, amicali, affettive), il rapporto con il proprio corpo, l’abuso di alcol e delle sostanze stupefacenti, l’abbandono della scuola, passando per il tentato suicidio fino ad  arrivare alle proprie passioni: la scrittura e l’arte.

Il rapporto con l’Altro, peculiare nelle persone con Anoressia, è caratterizzato da con-fusione quando questo è troppo vicino e dal sentimento di vuoto quando invece è troppo distante: un rapporto alimentato dal desiderio, insieme, di vicinanza e di distacco. Per lei l’esperienza acquista significato alla luce del senso che l’Altro le dà: 

“… papà stava diventando sempre più severo con me. Io stavo iniziando a diventarlo con me stessa.”

Sentimenti di tristezza e insicurezza che la portano a mettere in atto comportamenti manipolatori e menzogneri, le diete, l’eccessiva attività fisica, il vomito autoindotto e l’uso di lassativi al fine di trovare un po’ di stabilità personale.

Il rapporto con il proprio corpo che diventa l’oggetto con cui relazionarsi e che le permetterebbe di tenere la sua vita sotto controllo, passando così dal ruolo di controllata a quello di controllante: 

“… il mio peso era l’unica cosa che riuscivo a tenere sotto controllo nella mia vita.”

“Sono un corpo senza anima. Sono una palla di carne che cammina. Cazzo di corpo senza anima. Schifoso lurido corpo.”

Quello di Esra, come per tutti noi, è un viaggio, molto probabilmente senza fine, verso la ricerca della risposta che tanto bramiamo: Chi siamo?

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