All’interno del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la maggior parte degli individui ipocondriaci è ora classificata come avente il Disturbo da Sintomi Somatici.
I criteri diagnostici per riconoscerlo sono:

  1. Uno o più sintomi somatici che procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana;
  2. Pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati ai sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute;
  3. Sebbene possa non essere continuativamente presente alcuno dei sintomi, la condizione di essere sintomatici è persistente.

Alla minoranza di soggetti ipocondriaci a cui non viene diagnosticato un Disturbo da Sintomi Somatici si applica invece la diagnosi di Disturbo da Ansia da Malattia.

I vissuti emotivi dell’ipocondriaco si situano su un continuum cha va dal timore all’angoscia. Il soggetto vive nella costante preoccupazione e paura, o convinzione, di essere affetto da una grave malattia, dovuta ad un’interpretazione errata dei sintomi somatici, che causa una significativa compromissione dello svolgimento delle attività quotidiane (scuola, lavoro, ecc.) o in altre aree importanti (relazioni interpersonali, affettive, ecc.). Un’altra caratteristica importante di questo disturbo riguarda il persistere delle preoccupazioni, nonostante gli esiti negativi degli esami medici e le rassicurazioni dei dottori.

Le persone ipocondriache sganciano l’emozione e le sensazioni corporee, ad essa associate, dalla situazione che le ha causate e riconfigurano i motivi e le cause scatenanti in termini di malattia. Di conseguenza, ogni segnale corporeo che supera una certa soglia, conosciuta, può essere fonte di timore e angoscia e far vacillare la stabilità personale dell’individuo.

Inoltre, dal momento che queste sensazioni non vengono riconosciute, cioè superano la soglia sotto la quale la stesse sarebbero ancora familiari e quindi non pericolose, potrebbero generare una sorta di circolo vizioso in cui, a partire dal sintomo somatico, si anticiperebbero dei pensieri particolarmente negativi riguardo a situazioni future. Quest’ultime, a loro volta, potrebbero aumentare l’intensità dei sintomi stessi e la paura ad essi associata con il rischio di sfociare in attacchi di panico.


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Articolo di approfondimento di un collega psicologo

http://www.bertoncinipsicologa.it/disturbi-trattati/#tab-id-1

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