Anoressia nervosa

Anoressia nervosa

L’Anoressia Nervosa fa parte dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DSM-5), al cui interno rientrano quei disturbi caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione oppure da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

Sempre secondo il DSM-5 sarebbero tre le caratteristiche principali che contraddistinguerebbero l’anoressia nervosa: una persistente restrizione nell’assunzione di calorie; intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso; presenza di una significativa alterazione della percezione di sé relativa al peso e alla forma del corpo.

L’intensa paura di aumentare di peso e la distorta percezione dell’immagine corporea, che caratterizzano questo disturbo, motivano a seguire diete molto restrittive e a mettere in atto comportamenti finalizzati alla perdita di peso, come un’eccessiva attività fisica, o condotte di eliminazione (vomito autoindotto) che mettono in serio pericolo la salute fisica e la vita dell’individuo. Questa patologia è associata al più alto tasso di mortalità fra tutti i disturbi mentali (S. Zipfel, K. E Giel e coll., 2015).

Gli individui affetti da anoressia nervosa possono lamentare, in fase acuta, affaticamento, vertigini e transitoria perdita di coscienza associata ad alterazioni circolatorie e respiratorie.

Alle morbilità fisiche si associano anche quelle psicosociali. Possono infatti risultare disturbate le funzioni cognitive, il vissuto emotivo e le relazioni sociali. All’incirca il 75% delle persone affette da anoressia nervosa riporta disturbi dell’umore, nella maggior parte dei casi di ordine depressivo: umore depresso, ritiro sociale, irritabilità, insonnia e diminuito interesse sessuale. Spesso sono presenti manifestazioni ossessivo-compulsive correlate o meno al cibo (collezioni di ricette o ammasso di cibarie); possono fare abuso di alcol, essere soggetti a dipendenze o presentare una storia di disturbi d’ansia che ha preceduto l’insorgere del disturbo.

Altre caratteristiche associate all’anoressia nervosa comprendono preoccupazione nel mangiare in pubblico, sentimenti di inadeguatezza, un forte desiderio di tenere sottocontrollo l’ambiente circostante, rigidità mentale, impulsività, ridotta spontaneità sociale ed espressività emotiva eccessivamente repressa.

I fattori di rischio per l’insorgenza e il mantenimento dell’anoressia riguardano i fattori genetici, psicosociali e personali. Individui di ogni età, sesso, orientamento sessuale, razza ed etnia possono esserne affetti. Tuttavia, adolescenti e giovani adulti di sesso femminile sono i soggetti più a rischio. L’età d’insorgenza risulta essere un fattore chiave nel determinare la gravità e la cronicità del decorso del disturbo. L’anoressia comunemente inizia durante l’adolescenza o nella prima età adulta e più raramente prima della pubertà o nell’età adulta. Nel primo caso, se sottoposta a trattamento, la persona ha maggiori possibilità di guarigione.

Altri fattori di rischio riguardano: difficoltà nei processi neurocognitivi e socio-emozionali fin dalla giovane età; difficoltà nel riconoscimento, nell’espressività e nella regolazione delle emozioni; disturbi dell’attenzione; esperienze traumatiche o stressanti nelle fasi di passaggio dello sviluppo; il genere femminile: la prevalenza, nella popolazione clinica, riflette approssitivamente un rapporto femmina:maschio di 10:1 (DSM-5).

Kaye e coll. suggeriscono inoltre che alcuni tratti temperamentali e di personalità dell’infanzia, come ansia, ossessioni, depressione e perfezionismo possano riflettere fattori di rischio per lo sviluppo dell’anoressia.

L’importanza dell’accesso al trattamento è dimostrata dagli studi che, da una parte, hanno riportato come il 50% delle persone con anoressia nervosa non vi abbia accesso e, dall’altra, che il 40% di quelle che vi si sottopongono mostra un recupero completo. Da una metanalisi di Steinhausen e coll. è emerso che, all’incirca, nel 60% dei casi gli individui con anoressia mostrano una normalizzazione del peso e del ciclo mestruale, e il 46% del comportamento alimentare. Un accesso precoce al trattamento permette un decorso migliore. Secondo alcuni studi esiste infatti una finestra di tempo, i primi tre anni, dopo i quali la guarigione risulta più difficile da raggiungere comportando gravi rischi per la salute psicofisica della persona.

L’inizio del trattamento prevede un’intervista dettagliata, un esame fisico, la valutazione della gravità e della natura dei sintomi, delle patologie fisiche e psicologiche associate, della motivazione al trattamento e dei supporti attivabili.

Il trattamento basato sulla combinazione tra intervento medico e psicoterapeutico risulta essere più efficace rispetto a quelli farmacologici o nutrizionali.

L’anoressia nervosa impoverisce la qualità della vita delle persone e pone un gravoso peso in termini di salute, di stress, emotivi ed economici sull’individuo, sulla famiglia e sulla società. L’intervento precoce e che utilizza un approccio multiprofessionale (ad es. medico, psicoterapeutico, familiare, educativo) è quello che al momento sembra offrire i migliori risultati. Infatti, anche gli interventi basati sulla prevenzione, da una parte migliorano le conoscenze sui disturbi alimentari, ma dall’altra ottengono piccoli effetti sulla riduzione dei fattori di rischio, del cambiamento di abitudini e sulla riduzione delle patologie alimentari. Tuttavia, vi è un esteso accordo che rimangono diverse sfide nella cura dell’anoressia e nuovi tipi d’intervento sono necessari per migliorare i risultati, soprattutto negli adulti (S. Zipfel, K. E Giel e coll., 2015).


Per quanti fossero interessati ad approfondire le tematiche relative all’anoressia nervosa con il dott. Alvaro Fornasari psicologo è possibile chiamare il numero di Telefono  392 6778413 oppure inviare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio. È possibile inoltre  consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni.


Identità personale e psicopatologia

Identità personale e psicopatologia

“La maggior parte della psicopatologia è collegata a qualche alterazione dell’identità personale” (Liccione, 2011).

Quante volte capita di chiederci “Chi sono?”, “Ma sono proprio io che ho fatto quella cosa?”; oppure di non riconoscerci più “… una volta questa cosa l’avrei fatta ad occhi chiusi, ma adesso non riesco e mi crea tanti problemi”.

In determinati momenti e situazioni, la realtà, con i suoi imprevisti e le sue perturbazioni, ci pone di fronte a dei cambiamenti, a delle scelte che configgono con quello che noi pensiamo o pensavamo di essere. Così prendiamo decisioni che prima non avremmo preso, o assumiamo comportamenti ed atteggiamenti che mai avremmo pensato di poter prendere. Di conseguenza, possono irrompere nel nostro vissuto quelle sensazioni di estraneità, di non riconoscimento di noi stessi: quello che ero non è più quello che sono. Avviene una spaccatura a livello identitario: le caratteristiche personali in cui mi riconoscevo e per cui ero riconosciuto non mi appartengono più. Ciò che mi dava sicurezza e su cui basavo la mia stabilità personale non assolve più a questo ruolo.

Si crea una frattura che ci destabilizza, proviamo nuove sensazioni e non ci riconosciamo più come noi stessi.

Il fatto che ciò che eravamo o ciò che siamo diventati non lo sentiamo più come appartenente a noi stessi è la crepa su cui si possono innestare e da cui possono prendere origine alcuni dei più comuni disturbi psicologici (ansia, fobie, ecc.) al fine di mantenere e recuperare la sicurezza e il senso di stabilità personale perduto.

È questo quello che ad esempio può succedere ad un manager che perde il lavoro e non si può più permettere lo stile di vita a cui era abituato, oppure quando un giorno d’improvviso ciò che fino a quel momento era fonte di piacere e soddisfazione, un rapporto amoroso o il lavoro, non lo è più.

Il senso di estraneità ci pervade, sono estranee le sensazioni che proviamo, le esperienze che viviamo e le emozioni che proviamo. I problemi nascono dalla difficoltà di riconfigurare il nuovo in termini identitari.

Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche relative all’identità personale con il dott. Alvaro Fornasari, psicologo a Vigevano, è possibile chiamare il numero di Telefono  392 6778413 oppure inviare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio. È possibile inoltre  consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni.

Una relazione pericolosa

Una relazione pericolosa

È ormai risaputo quanto siano importanti per lo sviluppo e il benessere dell’individuo le relazioni con gli altri, a partire da quelle primarie, con le figure di accudimento, fino a quelle in età adulta con il/la partner. È all’interno dei rapporti con gli altri che costruiamo la nostra identità personale e le nostre sicurezze. La loro importanza è talmente rilevante che potrebbero essere considerati il presupposto dell’esistenza umana. Ma, così come possono essere fonte di benessere,  le relazioni affettive sono anche in grado, e questo è il rovescio della medaglia, di essere causa di disagio e focolare di disturbi psichiatrici.

Molto spesso ci troviamo invischiati in relazioni affettive nocive da cui non riusciamo ad uscire, con partner che ci manipolano, in cui il bisogno di amore, accettazione e riconoscimento offusca la nostra capacità di giudizio. Le conseguenze di questo tipo di relazioni possono essere molto gravi e inficiare seriamente la salute psicofisica delle vittime. Tra queste vi sono depressioni, esaurimenti nervosi, dipendenze, disturbi psicosomatici, slatentizzazione di disturbi psichiatrici, tumori e nei casi più gravi possono portare al suicidio (Mammoliti, 2015).

È questo il caso egregiamente descritto In un’”Intervista a un narcisista perverso”, interessante trascrizione dell’indagine che Cinzia Mammoliti, una dei massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica, ha condotto su uno di quelli che chiama vampiri energetici. L’autrice prova a trovare risposte a domande quali: come può un uomo far credere agli altri di amare follemente una donna e poi fare di tutto per disintegrarla approfonditamente e psicologicamente; come può compiacersi e godere del dolore che provano le sventurate che si innamorano di lui; come può razionalmente e meticolosamente programmare la distruzione di un altro essere umano senza provare alcun senso di colpa, nessuna compassione e nessun rimorso. Tutto ciò analizzando alcune delle caratteristiche che contraddistinguono gli individui con un tale disturbo di personalità all’interno della relazione di coppia.

Dall’esame della scrittrice emerge che sono individui crudeli, privi di rimorsi, rimpianti o sensi di colpa che possano portarli a pentirsi e a far si che non reiterino i loro condotta criminosa. Il comportamento si caratterizza per essere evitante, arrogante, presuntuoso, manipolatorio e seduttivo. Tendono ad affermarsi prepotentemente e aggressivamente, attaccando e svalutando la persona con cui si relazionano, con l’obiettivo finale di annientare la loro vittima. Basano i rapporti su dinamiche di carattere utilitaristico al fine di soddisfare il loro bisogno di riconoscimento e ammirazione.

Altra caratteristica preponderante che caratterizza tali relazioni è la misoginia, l’odio verso le donne. Attraverso l’oggettivazione della figura femminile diventa più facile per loro abusarne e approfittarne e a ciò si lega l’incapacità di essere empatici.

La relazione con questi soggetti è caratterizzata, da una parte, da quella che l’autrice definisce luna di miele, ovvero periodi, che si alternano a quelli violenti, in cui il partner si prodiga in scuse, pentimenti e promesse che inganno la vittima e fan si che rimanga coinvolta nel rapporto, e, dall’altra, dall’isolamento, così che nessuno possa rendere cosciente la vittima di quello che sta succedendo.

Violenza psicologica e Controllo

La violenza psicologica si manifesta attraverso il controllo, la gelosia, l’aggressività, l’umiliazione, il tradimento della fiducia, la menzogna, lo svilimento, la denigrazione, la disistima, il ricatto, la minaccia e tutto ciò che fa leva sul senso di colpa e sulla paura.

Questo testo descrive un fenomeno molto delicato e diffuso. Secondo i dati ISTAT (2015) sono infatti 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, e sono proprio i partner attuali o ex coloro che commettono le violenze più gravi: il 62,7% degli stupri è commesso da quest’ultimi.

La sensibilizzazione su questo tema è di particolare importanza in un’ottica d prevenzione e di lotta al fenomeno, in quanto la consapevolezza da parte delle vittime è un primo passo verso l’acquisizione della capacità di prevenire o uscire dalle relazioni violente. Infatti, le strategie utilizzate da un narcisista perverso sono subdole e di difficile individuazione anche da parte delle stesse vittime al punto che potrebbero rendersi conto delle conseguenze solo dopo anni di maltrattamenti o quando ormai è troppo tardi. 

Una volta presa coscienza del problema, il passo successivo è quello di parlarne con qualcuno e di chiedere aiuto a servizi (centri antiviolenza, sportelli) e personale specializzato.

Prenota un Consulto presso la Sede di Vigevano

Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche relative alle tematiche delle relazioni pericolose con il dott. Alvaro Fornasari, psicologo a Vigevano è possibile chiamare il numero di telefono 392 6778413 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio psicologico. E’ possibile consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni in merito al sostegno psicologico per le problematiche legate all’ansia.

Paura, ansia e attacco di panico

Paura, ansia e attacco di panico

Perché ci sono persone che, più facilmente di altre, sviluppano dei disturbi legati ad un’ansia eccessiva?
Come ormai è risaputo, parecchi miei colleghi hanno scritto più volte e approfonditamente, la paura e l’ansia non sono necessariamente emozioni negative. La prima ci consente di tenerci alla larga dai pericoli, mentre la seconda, a un livello ottimale, ci permette di mobilitare le nostre risorse al fine di affrontare compiti importanti in maniera performante.
Dunque, quando e perché queste emozioni, in particolari situazioni, diventano negative e invasive al punto da diventare invalidanti?
Secondo un’ottica cognitivista, l’attacco di panico o l’ansia eccessiva sarebbero dovuti ad un’errata interpretazione delle sensazioni corporee. Ossia, paura e attacchi di panico sarebbero la conseguenza di una serie di pensieri catastrofici che l’individuo userebbe per spiegarsi le differenti sensazioni corporee provate durante le diverse situazioni.
Infatti, una delle caratteristiche principali di tali disturbi riguarda il peso che l’esperienza viscerale assume all’interno della loro manifestazione. Le principali sono: accelerazione del battito cardiaco, forte sudorazione, debolezza, senso di svenimento, vertigini, vampate di calore o brividi di freddo, nausea, mal di stomaco, sensazione di soffocamento, ecc.
In questa prospettiva, l’individuo anticiperebbe le conseguenze negative dei possibili scenari futuri in termini di incapacità di affrontare la situazione e di perdita di controllo.
Questa spiegazione, se da una parte da conto di quei pensieri ricorrenti di preoccupazione, dall’altro, non permette però di rendere comprensibili i motivi che porterebbero l’individuo a spiegarsi, ad esempio, l’aumento del battito cardiaco in termini di un infarto, o la sensazione di soffocamento in termini di morte imminente.
Una spiegazione potrebbe essere che le persone che sono più propense a sviluppare un disturbo d’ansia, sono individui che tendono a mantenere un senso di stabilità personale perlopiù attraverso la costante focalizzazione sul corpo e sulla visceralità… qualsiasi oscillazione significativa dei livelli di attivazione viscerale […] è potenzialmente in grado di innescare degli stati d’ansia, paura o angoscia (Liccione, 2011).

In questa direzione vanno quegli studi che, oltre a indicare come ci sia una relazione fra la sensibilità a segnali viscerali e l’intensità dell’esperienza emotiva, sottolineano come questa caratteristica sia alla base della differente percezione di stati emozionali da parte di alcuni soggetti rispetto ad altri (Damasio, 2000 – 2006; in Arciero e Bondolfi, 2009).
In altre parole, per questi individui, emozione e percezione fisiologica del corpo sarebbero indistinguibili, equivalenti, come se l’emozione fosse sganciata dalla situazione che l’ha provocata. Sarebbe questa caratteristica a far si che, per mantenere il livello di attivazione sotto la soglia gestibile e il senso di stabilità, si prevedano quelle condizioni che potrebbero alterarla così da anticiparle, controllarle o evitarle.
Dunque, all’origine dei disturbi legati all’ansia non vi sarebbe una forma particolare di pensiero, ma una modalità di emozionarsi legata alle sensazioni corporee che se percepite come eccessive o estranee sarebbero esse stesse fonte di possibile pericolo che si trasformerebbe in uno stato acuto di ansia o di panico.

Prenota un Consulto relativo all’ansia presso la Sede di Vigevano

Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche relative agli attacchi di panico con il dott. Alvaro Fornasari, psicologo a Vigevano è possibile chiamare il numero di telefono 392 6778413 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio psicologico. E’ possibile consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni in merito al sostegno psicologico per le problematiche legate all’ansia.

Trattamento Ansia

Trattamento Ansia

All’interno del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la maggior parte degli individui ipocondriaci è ora classificata come avente il Disturbo da Sintomi Somatici.
I criteri diagnostici per riconoscerlo sono:

  1. Uno o più sintomi somatici che procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana;
  2. Pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati ai sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute;
  3. Sebbene possa non essere continuativamente presente alcuno dei sintomi, la condizione di essere sintomatici è persistente.

Alla minoranza di soggetti ipocondriaci a cui non viene diagnosticato un Disturbo da Sintomi Somatici si applica invece la diagnosi di Disturbo da Ansia da Malattia.

I vissuti emotivi dell’ipocondriaco si situano su un continuum cha va dal timore all’angoscia. Il soggetto vive nella costante preoccupazione e paura, o convinzione, di essere affetto da una grave malattia, dovuta ad un’interpretazione errata dei sintomi somatici, che causa una significativa compromissione dello svolgimento delle attività quotidiane (scuola, lavoro, ecc.) o in altre aree importanti (relazioni interpersonali, affettive, ecc.). Un’altra caratteristica importante di questo disturbo riguarda il persistere delle preoccupazioni, nonostante gli esiti negativi degli esami medici e le rassicurazioni dei dottori.

Le persone ipocondriache sganciano l’emozione e le sensazioni corporee, ad essa associate, dalla situazione che le ha causate e riconfigurano i motivi e le cause scatenanti in termini di malattia. Di conseguenza, ogni segnale corporeo che supera una certa soglia, conosciuta, può essere fonte di timore e angoscia e far vacillare la stabilità personale dell’individuo.

Inoltre, dal momento che queste sensazioni non vengono riconosciute, cioè superano la soglia sotto la quale la stesse sarebbero ancora familiari e quindi non pericolose, potrebbero generare una sorta di circolo vizioso in cui, a partire dal sintomo somatico, si anticiperebbero dei pensieri particolarmente negativi riguardo a situazioni future. Quest’ultime, a loro volta, potrebbero aumentare l’intensità dei sintomi stessi e la paura ad essi associata con il rischio di sfociare in attacchi di panico.


Per quanti fossero interessati ad approfondire le tematiche relative all’anoressia nervosa con il dott. Alvaro Fornasari psicologo è possibile chiamare il numero di Telefono  392 6778413 oppure inviare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio. È possibile inoltre  consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni.


Articolo di approfondimento di un collega psicologo

http://www.bertoncinipsicologa.it/disturbi-trattati/#tab-id-1

Pin It on Pinterest