La regolazione emotiva nell’anoressia nervosa e nella bulimia nervosa

La regolazione emotiva nell’anoressia nervosa e nella bulimia nervosa

Nel trattamento dei disturbi alimentari esistono diversi modelli teorici e interventi che enfatizzano e indirizzano il loro focus sul ruolo della regolazione emotiva in questo tipo di disturbi.

In letteratura, diversi autori, hanno rilevato come individui affetti da Anoressia Nervosa o Bulimia Nervosa mostrino dei deficit nella regolazione degli stati emotivi (Svaldi e coll., 2010). Secondo Haynos e coll. (2014), i deficit nella regolazione delle emozioni potrebbero essere un tratto stabile di tali individui e, anche, potenzialmente un fattore di rischio/predisposizione. Nello specifico, gli individui con AN, mostrano deficit:

  • nell’avvertire l’efficacia delle loro strategie di regolazione emotiva e adattiva (Svaldi et al., 2012); 
  • nella capacità di descrivere e identificare i propri (alessitimia) e altrui, soprattutto per le emozioni complesse (Oldershaw, 2011), stati emotivi;
  • nella consapevolezza, comprensione e distinzione degli stati emotivi (Brockmeyer, 2014);

In situazioni di stress presentano difficoltà nell’inibire il comportamento impulsivo e a mantenerlo orientato allo scopo. Sono particolarmente sensibili alle punizioni e hanno la tendenza a evitare le situazioni a forte coinvolgimento emotivo. Un altro fattore chiave riguarda la loro labilità affettiva e il ruolo giocato dagli affetti negativi: un loro aumento sembra predire la probabilità di diete restrittive oltre che precedere, di solito, una varietà di disturbi alimentari.

L’espressività emotiva, sembra essere caratterizzata da soppressione e riduzione (Danner e coll., 2014).

Anche gli individui con BN mostrano una generale difficoltà nella regolazione emotiva. Non vi sono significative differenze tra loro e i soggetti con AN per quanto riguarda il controllo del comportamento in situazioni di forte stress. I deficit riguardano la capacità di descrivere e identificare  gli stati emotivi, la consapevolezza emotiva e la non accettazione delle emozioni. Anche loro, come per chi soffre di AN, è elevata la sensibilità alla punizione ed è presente un forte evitamento di quelle situazioni a forte contenuto emotivo negativo.

emotivitàJ.M. Lavender e coll. (2015), basandosi sul modello multidimensionale di Gratz e Roemer (2004), hanno condotto una revisione della letteratura riguardante il ruolo della regolazione emotiva nei disturbi alimentari,. Tale modello si compone di 4 dimensioni: 1) la prima riguarda la capacità di utilizzare strategie di regolazione emotiva flessibili, adattive e adeguate nelle diverse situazioni ed efficaci nel modulare la durata e l’intensità delle emozioni esperite; 2) la seconda concerne l’abilità di inibire gli impulsi e di rimanere orientato all’obiettivo durante una condizione di forte stress o sofferenza; 3) la terza si riferisce al livello di consapevolezza, chiarezza e accettazione dell’emozione provata e, infine, 4) la quarta attiene alla disposizione ad accettare e tollerare lo stress emotivo durante un’attività significativa.

Dall’analisi degli autori, in riferimento al modello di Gratz e Roemer, emerge che, sia per l’AN che per la BN, gli individui mostrano una generale difficoltà nella regolazione degli stati affettivi, un limitato repertorio delle capacità di regolazione emotiva e la tendenza a utilizzare un maggior numero di abilità mal adattive. Un altro aspetto caratteristico riguarda la ridotta capacità di tollerare le emozioni negative: durante i periodi di forte sofferenza aumentano le difficoltà nel controllo del comportamento alimentare.

È emersa inoltre la presenza di una ridotta consapevolezza emotiva e una maggiore difficoltà nell’accettare e/o sopprimere le emozioni: gli individui con AN mostrano deficit nell’abilità di riconoscimento delle emozioni altrui, in particolare rispetto a quelle complesse, e deficit nelle capacità di descrivere e identificare gli stati emotivi. Invece, gli individui con BN differiscono da quelli con AN, sostanzialmente nell’elevato ricorso alla soppressione e non accettazione delle emozioni. infine, si riscontra come sia per l’AN che per la BN vi sia un’elevata sensibilità alla punizione e all’evitamento, mentre differiscono per la sensibilità alla ricompensa e alla ricerca di novità, che sono presenti maggiormente negli individui con BN.

Questi risultati, anche se necessitano ancora di ulteriori conferme, permettono di affermare ragionevolmente che sarebbe utile indirizzare il trattamento:

  • sulle abilità di regolazione emotiva;
  • sul miglioramento delle strategie per affrontare gli affetti negativi, ricordiamo che quest’ultimi sembrano essere fortemente implicati come antecedenti nei disturbi alimentari, di autoregolazione e di controllo del comportamento in generale;
  • sull’acquisizione di tecniche che incoraggiano o incrementano la consapevolezza e l’accettazione delle esperienze emotive;
  • sull’aumento delle abilità della regolazione emotiva che sono particolarmente rilevanti nelle relazioni sociali e nelle situazioni in cui si vuole anticipare le possibili cause scatenanti le emozioni negative;
  • sulla riduzione dei comportamenti di evitamento.

In conclusione, sia l’AN che la BN sono caratterizzate da un deficit nella regolazione emotiva. Per entrambi i disturbi sono interessate alcune dimensioni quali la non accettazione delle emozioni, l’elevata sensibilità alla punizione, l’evitamento della sofferenza e differenze in altre come i deficit nel riconoscimento delle emozioni negli altri e la sensibilità alla ricompensa. Inoltre, risulta che un maggior livello di disregolazione emotiva sia associato a una maggiore severità dei disturbi.


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