La pulizia corporea è fondamentale per mantenere il nostro corpo in uno stato di benessere, per prevenire alcune malattie infettive e per tutelare le condizioni di vita anche degli altri individui. Il lavaggio delle mani o di alcune parti del corpo è spesso usato come rituale nelle funzioni religiose, per purificare, per lavare via i peccati o eliminare le energie negative. Lo scopo è sempre lo stesso, quello di eliminare le impurità al fine di migliorare il benessere fisico, da una parte, e spirituale, dall’altra.

Questo è un tema che ritroviamo anche in un famoso dramma di Shakespeare, il Macbeth, in cui si narra come Lady Macbeth venisse pervasa dall’irrefrenabile desiderio di lavarsi le mani dopo aver incitato il marito ad uccidere il re di Scozia, come se questo gesto potesse ripulirla dal senso di colpa per l’aver commesso un’azione immorale. Alcuni autori hanno definito tale fenomeno “effetto Macbeth”: consisterebbe nell’aumento del desiderio di pulizia in seguito al compimento di un atto immorale (Zhong e Liljenquist, 2006).

Prendendo spunto dal dramma di Shakespeare diversi studi in ambito psicologico si sono concentrati sul rapporto tra purezza fisica e morale, e sul ruolo che la pulizia potrebbe avere sul funzionamento e benessere psicologico.

I primi studi, che si sono concentrati sull’effetto Macbeth, hanno rilevato che è accompagnato dall’attivazione di un network corticale che comprenderebbe le aree senso-motorie del cervello e sarebbe modalità specifico rispetto alla modalità motoria che è primariamente coinvolta nella trasgressione morale (ad es., dire una bugia porterebbe a un maggior desiderio di lavarsi la bocca, scriverla a quello di lavarsi le mani, ecc.).

Il forte rapporto concettuale e neuroanatomico tra purezza morale e fisica ha dato vita  a una serie di ricerche in tale ambito: Zhong (2010) ha scoperto che il sentirsi moralmente più “puliti” ci farebbe tendere a fornire giudizi morali più severi; Zhong e Liljenquist (2006) trovarono che l’impurità morale aumenta il desiderio di scegliere prodotti per la pulizia e che il lavarsi le mani ripristina un’appropriata immagine di sé; Reuven (2013) scoprì che tale effetto era maggiore negli individui con disturbo ossessivo-compulsivo.

Quest’ultimo risultato ha importanti implicazioni in campo terapeutico rispetto al trattamento dei disturbi ossessivo-compulsivi, perché si lega al tema del disgusto che è centrale nelle ossessioni (Straus, 1948). Infatti, Schnall (2008) ha dimostrato che i sentimenti legati al disgusto aumentano la probabilità di esprimere giudizi morali più severi e rigidi;  Moll (2005) ha trovato che il disgusto e l’indignazione attivano gran parte delle stesse regioni corticali. Questi risultati potrebbero aiutarci a comprendere meglio il significato che assumono determinate ossessioni e, soprattutto, le compulsioni ad esse correlate.

Sintetizzando, sembrerebbe che la pulizia corporea abbia il potere di ripristinare la percezione morale di se stessi che, a sua volta, ridurrebbe o addirittura eliminerebbe cognizioni e comportamenti legati all’atto immorale.

Gli studi non si sono limitati al rapporto tra pulizia e giudizio morale, trovando degli effetti psicologici anche in altre aree: Lee e Schwarz hanno definito effetto “tabula rasa” (clean slate effect) il potere della pulizia di attenuare, in generale, gli effetti degli eventi passati (Xu, 2012) attraverso il ripristino del sistema cognitivo a uno stato più neutrale (Florack, 2014).

Dunque, secondo questi studi la pulizia fisica può, da una parte, portare ad un aumento della propria purezza morale percepita e, di conseguenza, rendere più severi i nostri giudizi morali rispetto alle trasgressioni altrui. D’altro canto, può portare a un generale effetto “tabula rasa” attenuando così l’impressione degli eventi passati e impostando il sistema cognitivo su uno stato più neutro.

Kaspar (2015) riprende questi studi modificando la metodologia (prevedendo un gruppo di controllo) e considerando anche gli effetti della pulizia (in questi studi veniva chiesto ai partecipanti di lavarsi le mani) su questioni morali: gli studi precedenti si erano focalizzati solamente su quelle immorali. L’autore ha scoperto che il lavaggio delle mani (1) indurrebbe l’effetto Macbeth nella forma di un’eliminazione della tendenza a giudizi morali più estremi; (2) influirebbe sulla selezione e/o ponderazione delle informazioni immagazzinate in memoria;  che (3) le persone osservano più attentamente le immagini a valenza negativa rispetto a quelle positive; e che (4) l’effetto tabula rasa sembrerebbe essere più che un mero reset cognitivo, infatti, il lavaggio delle mani influenza il livello fisiologico nei termini di una minore attivazione emotiva delle emozioni negative. Quest’ultimo risultato sarebbe molto importante in quanto indica che gli effetti delle sensazioni corporee non sono limitati ai processi cognitivi, ma influenzano anche gli stati emotivi.

Quest’ambito di studi risulta di notevole importanza sia a fini terapeutici che per scopi applicativi, per almeno due ragioni: da una parte, come abbiamo visto in precedenza, per la comprensione e il trattamento di determinate psicopatologie (ad es., i disturbi ossessivo-compulsivi); dall’altra, per una migliore comprensione delle conseguenze cognitive (ad es., i giudizi morali) ed emotive (ad es., senso di colpa e vergogna) correlate alle sensazioni corporee.

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