Tristezza o Depressione

Tristezza o Depressione

In un mio precedente articolo, “Quale trattamento per la depressione” (http://www.psicologovigevano.com/quale-trattamento-depressione/), avevo sottolineato come nell’ultimo decennio vi fosse stata una allarmante crescita del numero di persone trattate per depressione, soprattutto adolescenti e anziani, e di come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia previsto un ulteriore aumento di tali casi per il prossimo futuro.

Ovviamente, il proliferare di tale diagnosi ha avuto importanti ripercussioni sia sui singoli individui, sia  a livello sociale: pensiamo ad esempio all’aumento dell’utilizzo dei farmaci antidepressivi (SSRI), all’incremento della spesa della sanità pubblica, o ancora, al modo in cui lo stigma di tale diagnosi possa influire sulla partecipazione alla vita sociale del singolo individuo, ecc. 

In “La perdita della tristezza. Come la psichiatria ha trasformato la tristezza in depressione”, Horwitz e Wakefield (2007) si chiedono se sia quella attuale l’epoca della depressione e del perché di un tale proliferare di diagnosi del disturbo depressivo. Secondo gli autori, che nel loro libro analizzano come si sia sviluppato il concetto di depressione all’interno della psichiatria, più che i fattori di ordine sociale, il motivo principale che ha portato ad un aumento di tale fenomeno risiede nel fatto che la mutata definizione psichiatrica di disturbo depressivo, così come è oggi secondo le linee guida del DSM 5, permette di classificare come malattia anche quei casi di tristezza, intesa come normale risposta dell’essere umano agli eventi negativi e di perdita legati alla propria esistenza, anche quando quest’ultima non lo è. Questa epidemia, dovuta ad un’inflazione della diagnosi, ha importanti ripercussioni a livello sociale, individuale e clinico.

Il modo in cui la sofferenza viene compresa influisce in maniera determinante sul trattamento: il rischio è di trattare gli individui normalmente tristi come se fossero malati di depressione. Quella che prima era considerata una normale reazione alla perdita e al fallimento di speranze e aspirazioni ora è considerata una malattia psichiatrica.

I sintomi tipici degli stati depressivi, quali difficoltà legate al sonno, mutamenti nell’appetito e nel peso corporeo, la perdita d’interesse, l’affaticamento, l’agitazione o il rallentamento psicomotorio, la difficoltà a concentrarsi, ecc., possono verificarsi anche come reazioni che fanno parte della normalità della natura umana in risposta ad un’ampia gamma di eventi negativi che fanno parte dell’esperienza dell’essere umano generalmente legata alla perdita (ad es., infedeltà del partner, lutto, scoperta di una malattia grave, il non raggiungimento di obiettivi, ecc.). I sintomi non sono qualitativamente diversi, così come le conseguenze che possono manifestarsi in distorte percezioni cognitive del sé, del mondo e del futuro.

Qual è allora il confine tra disturbo depressivo e tristezza? Quando si può parlare dell’uno o dell’altra? Secondo gli autori, la tristezza si rapporta a un contesto specifico, è di intensità sproporzionata rispetto alla perdita e tende ad affievolirsi o quando la situazione di perdita termina o quando l’individuo si adatta alle nuove circostanze, recuperando l’equilibrio psicosociale. Mentre, nella depressione, i sintomi non sono necessariamente legati ad un appropriato contesto (ad es., possono comparire anche in assenza di una perdita o addirittura in seguito ad un evento positivo), sono di intensità sproporzionata rispetto alle circostanze, persistono indipendentemente dal contesto come se assumessero una vita a sé stante e sono immuni ai cambiamenti delle situazioni esterne: il quadro di profonda, immensa e paralizzante sofferenza che si viene a creare è sganciato dalle circostanze della vita concreta.

Riuscire ad effettuare una corretta diagnosi differenziale tra tristezza e depressione porta indubbiamente a dei vantaggi che riguardano l’individuo, la clinica e i servizi preposti alla cura di tale disturbo. Infatti, permette di evitare i danni, individuali e sociali, che la patologizzazione di condizioni normali può causare, o per lo meno ridurne gli effetti, migliora la determinazione della prognosi  e consente di individuare la cura e gli interventi sociali più appropriati.

In conclusione, l’aver adottato nella clinica dei disturbi depressivi i criteri diagnostici del DSM avrebbe portato ad una proliferare di diagnosi di depressione. Il risultato è un eccesso di falsi positivi, in cui sarebbero state considerate come patologiche anche quelle situazioni che invece sarebbero da considerare come normali risposte dell’individuo a fattori individuali o sociali negativi e che dovrebbero ricadere sotto l’etichetta di tristezza. Per evitare di commettere questo errore, Horwitz e Wakefield, individuano tre caratteristiche che il clinico nella valutazione dei sintomi dovrebbe tenere in considerazione: la loro appropriatezza rispetto al contesto d’insorgenza,  l’adeguatezza del livello d’intensità e il decorso in relazione ai cambiamenti delle situazioni esterne. In quest’ottica, la tristezza sarebbe da considerare come l’effetto delle difficoltà dell’individuo e la depressione come la causa.

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Ipocondria

Ipocondria

All’interno del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la maggior parte degli individui ipocondriaci è ora classificata come avente il Disturbo da Sintomi Somatici.
I criteri diagnostici per riconoscerlo sono:

  • Uno o più sintomi somatici che procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana;
  • Pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati ai sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute;
  • Sebbene possa non essere continuativamente presente alcuno dei sintomi, la condizione di essere sintomatici è persistente.

Alla minoranza di soggetti ipocondriaci a cui non viene diagnosticato un Disturbo da Sintomi Somatici si applica invece la diagnosi di Disturbo da Ansia da Malattia.
I vissuti emotivi dell’ipocondriaco si situano su un continuum cha va dal timore all’angoscia. Il soggetto vive nella costante preoccupazione e paura, o convinzione, di essere affetto da una grave malattia, dovuta ad un’interpretazione errata dei sintomi somatici, che causa una significativa compromissione dello svolgimento delle attività quotidiane (scuola, lavoro, ecc.) o in altre aree importanti (relazioni interpersonali, affettive, ecc.). Un’altra caratteristica importante di questo disturbo riguarda il persistere delle preoccupazioni, nonostante gli esiti negativi degli esami medici e le rassicurazioni dei dottori.
Le persone ipocondriache sganciano l’emozione e le sensazioni corporee, ad essa associate, dalla situazione che le ha causate e riconfigurano i motivi e le cause scatenanti in termini di malattia. Di conseguenza, ogni segnale corporeo che supera una certa soglia conosciuta può essere fonte di timore e angoscia e far vacillare la stabilità personale dell’individuo.
Inoltre, dal momento che queste sensazioni non vengono riconosciute, cioè superano la soglia sotto la quale la stesse sarebbero ancora familiari e quindi non pericolose, potrebbero generare una sorta di circolo vizioso in cui, a partire dal sintomo somatico, si anticiperebbero dei pensieri particolarmente negativi riguardo a situazioni future. Quest’ultime, a loro volta, potrebbero aumentare l’intensità dei sintomi stessi e la paura ad essi associata con il rischio di sfociare in attacchi di panico.

Disturbi Fobici e Ansia

Disturbi Fobici e Ansia

Terapia Ansia

I disturbi d’ansia comprendono quei disturbi che condividono caratteristiche di paura e ansie eccessive e i disturbi comportamentali correlati.

  • Ansia da Separazione: più diffuso nei bambini con meno di 12 anni, riguarda lo spavento o l’ansia alla separazione dalle figure di attaccamento a un livello di gravità inappropriato rispetto allo stadio di sviluppo (ad es. riluttanza ad andare a scuola per non allontanarsi dai genitori, preoccupazioni eccessive per incidenti, rapimenti, aggressioni, morte dei genitori).
  • Fobie Specifiche: paura o ansia marcate, o evitamento riguardo a situazioni o oggetti specifici (ad es. volare, altezze, animali, sangue-iniezioni-ferite, ambienti naturali, ecc.).
  • Disturbo d’Ansia Sociale: paura o ansia, oppure evitamento delle interazioni sociali e delle situazioni sociali che coinvolgono la possibilità di essere esaminato (ad es. quando ci si esibisce o si mangia e beve davanti agli altri, ecc.).
  • Disturbo di Panico: ricorrenti attacchi di panico inaspettati e ricorrente paura e preoccupazione di averne di ulteriori, accompagnati da diversi sintomi (ad es. palpitazioni, tremori, senso di soffocamento, vertigini, ecc.).
  • Agorafobia: paura o ansia riguardo a due o più situazioni (ad es. utilizzare trasporti pubblici, trovarsi in spazi aperti, stare in spazi ristretti, fare la fila, essere in mezzo alla folla o uscire di casa da soli).
  • Disturbo d’Ansia Generalizzata: ansia e preoccupazioni persistenti ed eccessive riguardanti diversi ambiti (ad es. rendimento lavorativo e scolastico).

Trattamento Ansia a Vigevano

Terapia ansia vigevanoAlla base dei disturbi fobici vi sono emozioni quali la paura e l’ansia. Le persone soggette a questi disturbi manifestano l’incapacità di distinguere le condizioni fisiologiche del corpo (palpitazioni, aumento del battito cardiaco, aumento della frequenza respiratoria, ecc.) da tali emozioni e dalle situazioni che le hanno causate.

Di conseguenza, quando si troveranno a dover affrontare situazioni che provocano una forte risposta emotiva seguirà un altrettanto intensa attivazione fisiologica che, se supererà il livello di soglia accettabile o conosciuto (sintomo), porterà alla perdita di controllo della situazione e alla precarietà della stabilità personale. Le conseguenti sensazioni di fragilità, instabilità e inefficacia portano allo stato d’ansia: è da qui che origina la sensazione di sentirsi in pericolo.

Il risultato di questo processo è la messa in atto di una serie di strategie (evitamento, allontanamento, anticipazione) che permettono di rendere gestibili e prevedibili gli esiti e le conseguenze di quelle situazioni che potrebbero alterare la stabilità personale.
Si genera in tal modo un circolo vizioso che nel tentativo di limitare le situazioni considerate pericolose, di evitare le conseguenti sensazioni negative e di mantenere un adeguato senso di sé, da vita ai diversi disturbi fobici (agorafobia, attacchi di panico, ecc).

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Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche relative al trattamento dell’ansia generalizzata con il dott. Alvaro Fornasari, psicologo è possibile chiamare il numero di telefono 392 6778413 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio psicologico. E’ possibile consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni in merito al sostegno psicologico per le problematiche legate all’ansia.

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

All’interno del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la categoria disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati comprende, tra gli altri:

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti che sono vissuti come indesiderati, mentre le compulsioni sono comportamenti o azioni mentali ripetitive che un individuo si sente obbligato a compiere in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.

Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo è caratterizzato dalla preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico che non sono osservabili o appaiono solo lievi agli altri, e da comportamenti ripetitivi (guardarsi allo specchio, curarsi eccessivamente del proprio aspetto, stuzzicarsi la pelle, ricercare rassicurazione, ecc.) oppure azioni mentali (confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri).

Il Disturbo da Accumulo è caratterizzato dalla persistente difficoltà di gettare via o separarsi dai propri averi, a prescindere dal loro valore reale, a seguito di un forte bisogno percepito di conservare gli oggetti e del disagio associato al gettarli via.

La Tricotillomia (strappamento di peli) è caratterizzata dal ricorrente strapparsi capelli o peli, che porta a perdita di capelli o peli e a ripetuti tentativi di ridurre o interrompere lo stuzzicamento.

Disturbo da Escoriazione (stuzzicamento della pelle): è caratterizzato dal ricorrente stuzzicamento della pelle, che porta a lesioni cutanee e a ripetuti tentativi di ridurre o interrompere lo stuzzicamento.

Nelle parole di G.G. Marquez ritroviamo una della caratteristiche distintive delle persone che sviluppano un disturbo ossessivo-compulsivo. Il sistema di simulazione a cui fa riferimento lo scrittore e che regola il rapporto di questi soggetti con sé, gli altri e il mondo, consiste in un insieme di regole, principi, valori che permettono all’individuo di avere delle linee guida che orientino il proprio comportamento e ne anticipino le possibili conseguenze fornendo sicurezza e stabilità.

In altre parole, quelle di Arciero e Bondolfi (2009), l’adesione a un sistema di riferimento esterno e impersonale da ordine al mondo e senso all’esperienza fornendo una percezione di stabilità personale.

Nel momento in cui un evento o più occorrano a scombinare questo ordine, per cui il soggetto non riesce più a far coincidere l’esperienza con il sistema di riferimento, si ritroverà a sperimentare un vissuto di insicurezza, incertezza e incompletezza. In questa frattura emergono e si innestano i sintomi ossessivo-compulsivi nel tentativo di ridurre l’intensità delle sensazioni provate e con lo scopo di ripristinare l’ordine di senso perduto.

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Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche relative al trattamento del disturbo ossessivo compulsivo  con il dott. Alvaro Fornasari, psicologo è possibile chiamare il numero di telefono 392 6778413 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologovigevano.com per prenotare un primo colloquio psicologico. E’ possibile consultare la pagina dei contatti per avere ulteriori informazioni in merito al sostegno psicologico per le problematiche legate all’ansia.

Articolo di Approfondimento:  http://www.bertoncinipsicologa.it/disturbi-trattati/#tab-id-4

Disturbi depressivi

Disturbi depressivi

Secondo il DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo. Le differenze tra essi consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia. I principali sono:

Disturbo Depressivo Maggiore: episodi di umore depresso o perdita di interesse o piacere, per un periodo di almeno 2 settimane, e 5 o più sintomi riguardanti una significativa perdita di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotori, faticabilità o mancanza di energia, sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi, ridotta capacità di pensare o concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte.

Disturbo Depressivo Persistente o Distimia: umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, per almeno 2 anni e presenza di almeno 2 sintomi tra scarso appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, sentimenti di disperazione.

Nella persona depressa si altera il modo con cui fa esperienza. Non ha più voglia di nulla, le passioni si inibiscono.

Il mondo diventa opaco e indifferente, tutto ha lo stesso sapore, o non ne ha, e non offre più opportunità.

L’attività psichica e motoria si appiattiscono, nascono sentimenti di inadeguatezza ed emozioni di tristezza pervasive che portano a provare intensa sofferenza (anche fisica) e conducono all’isolamento.

Le attività quotidiane vengono abbandonate, l’individuo non ha più voglia di fare niente perché “intanto è uguale”, il futuro non offre possibilità ed è fonte di paura. Aumenta l’angoscia e l’umore diventa deflesso e irritabile.

Di ogni situazione si vede solo il lato negativo.

Articolo di approfondimento di un collega psicologohttp://www.bertoncinipsicologa.it/disturbi-trattati/#tab-id-3

Disturbi del comportamento alimentare

Disturbi del comportamento alimentare

Trattamento disturbi alimentari

Nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) tali disturbi vengono classificati con la denominazione Disturbi della Nutrizione e dell’alimentazione. Le caratteristiche principali riguardano un persistente disturbo dell’alimentazione oppure da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

Anoressia nervosa: restrizione nell’assunzione di calorie che porta a un peso corporeo significativamente basso, intensa paura di aumentare di peso e alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo.

Bulimia nervosa: ricorrenti episodi di abbuffata e condotte compensatorie inappropriate (in media almeno una volta alla settimana per 3 mesi), livelli di autostima indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.

La descrizione delle caratteristiche delle patologie dell’alimentazione, seppur dettagliata, non da conto dei motivi che le scatenano e mantengono, in quanto vanno ricercati nel vissuto della persona.

Chi è affetto da questi disturbi, per mantenere un adeguato senso di stabilità personale, adotta delle particolari modalità di fare esperienza e di relazionarsi all’altro attraverso il corpo.

Nell’anoressia, la fame ed il suo controllo permettono un ritiro dalla relazione con l’altro e lo strutturarsi di un’identità come persona capace e forte. Il corpo, in maniera patologica, supplisce alla funzione che prima svolgeva l’altro (ad es. una persona con cui si aveva un legame affettivo), ossia quella di offrire un senso di stabilità personale e di sé.

A differenza dell’anoressia, nella bulimia, alla cui base vi è il bisogno di essere approvati dall’altro per avere un senso di sé stabile, il corpo permette di entrare in relazione con l’altro e di dirigere verso quest’ultimo e non verso la persona nella sua interezza gli eventuali giudizi negativi da parte degli altri.

–>Scarica il nostro approfondimento sulla Bulimia Nervosa

 

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